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Il Giappone è complesso.
Sono 9 giorni che sono qui e solo oggi ho qualcosa di intelligente da scrivere.
Si, perché avevo preparato qualche articolo di descrizione dei quartieri (che pubblicherò per spiegare i movimenti interni alla città e fuori), ma mancava la chiave di lettura introduttiva. Non volevo che potessero risultare superficiali e soprattutto non avevo chiaro nemmeno io che cazzo volevo dal Giappone.
La guida della Lonley Planet è buonina (ho la pocket, forse la normale è più completa), ma praticamente ti tracciano solo la via turistica.
Che è sicuramente interessante ma non ti spiega un cazzo della vera cultura giapponese.
E quello ero il mio obiettivo.
Ho visto tanto, davvero tanto in città, ho camminato come un pazzo per ore e visto ben6 6 degli 8 quartieri centrali. La città conta più di 13 M di persone ed è estesa per poco più di 2000 km mq. La follia.
Mi sono stressato ed ho avuto bisogno di 2 day off a Kamakura, una piccola e meravigliosa cittadina a sud di Tokyo.
Che è da dove sto scrivendo.
Ed è proprio qui, in questi due giorni, che ho capito molto più approfonditamente la cultura.
Le persone qui non sono stressate come a Tokyo, anzi, davvero aperte al mondo ed a interessate a conoscere la nostra cultura.
Premessa: qui ogni cosa è un viaggio assurdo, perchè è profonda la differenza culturale tra noi, anche se di fatto viviamo allo stesso modo. È una differente interpretazione della realtà.
All’inizio, durante i primi giorni, ho cercato di imparare: si perché qui non ti spiega un cazzo nessuno e, anche se volessero, non sanno l’inglese e tu non puoi leggere niente.
Chi dice che i cartelli son in inglese, che è tutto scritto e che la gente parla la nostra lingua, vi dice una cazzata.
O meglio, se vuoi fare il turista da viaggi organizzati forse qualcosa trovi (non me ne vogliano, è che mi piace viaggiare in modo differente).
Per cui come i bambini ad imitazione: quello che fanno, che mangiano, il come lo mangiano, ai templi, in casa, in metro, ovunque cerco di capire come si muovono e faccio lo stesso.
Lo step successivo è stato il cercare di dare una spiegazione ad i gesti, i modi di fare, i modi di interagire.
E qui lo scoglio della lingua è notevole. Quasi insuperabile. A Tokyo è molto difficile parlare con qualcuno anche perché son sempre di corsa e mediamente stressatissimi.
Parlando con un ragazzo qui a Kamakura, è venuto fuori che il sistema fondamentalmente dice che solo attraverso la pressione puoi raggiungere la felicità.
Ma questa è solo la fine.
Credetemi è stato difficile, il mio obiettivo qui era quello di capire davvero cosa passa per la testa della gente perché solo attraverso questo passaggio si può avere un’idea realistica di questa società.
Società che oggi mantiene una struttura socio culturale esattamente uguale a 500 anni fa, solo contestualizzata ai giorni nostri.
Oggi sono contento e soddisfatto perché, per la minima porzione di tempo che ho trascorso nella terra del sol levante, son riuscito a capire tanto.
E la seconda parte del post, con la chiusura, spero possa esserne una prova.
Questa condivisione è semplicemente quello che ho passato e vissuto, di storie e pezzi messi insieme grazie alle persone che ho conosciuto, alla mia esperienza personale e non vuole essere un giudizio ma solo uno spunto i riflessione per chi, come me, è curioso di sapere qualcosa su un mondo davvero lontano dal nostro.
Nei prossimi due giorni chiuderò il mio progetto sul raccontare attraverso i ritratti delle persone il Giappone, sarò lieto di poterlo condividere e avere giudizi ed opinioni.
Enjoy.

Japan is complicated.
Are 9 days that i am here and only today I have something clever to write.
Yes, because I had wrote few articles describing the districts (which I will publish in order to explain the inner workings of the city and out), but they lacked of introduction. I Did not want them to be superficial and actually i had not even clear what the fuck I wanted from Japan.
The Lonely Planet guide is not so helpful (I have the pocket one, perhaps the total guide is more comprehensive), but pretty much just tells you the touristic way to see the city.
That is definitely interesting but does not explain the true Japanese culture.
And that was my goal.
I have seen so much, so much in the city, I walked like a madman for hours and got a good 6 of the 8 central districts. The city has more than 13 million people and is extended for a little over 2000 km square. It Is insane.
I’m stressed and I needed 2 days off in Kamakura, a wonderful little town south of Tokyo.
That’s where I’m writing.
And it is precisely here, in these two days, I understand much more deeply the culture.
The people here are not stressed as in Tokyo, indeed, truly open to the world and interested in learning about our culture.
Everything here is an absurd journey, because it is profound cultural difference between us, although in practice we live in the same way. It is a different interpretation of reality.
At first, during the first few days, I tried to learn: it is so difficult communicate with people, even if they wanted to help you , they do not know English and you can not read anything.
Who says that the signs are in English, that people speak our language, they say bullshit.
Or rather, if you want to be as “a tourist in a packge tour” than you’ll do it (I do not want, I like to travel in a different way).
So, i act as a child, at imitation: what they do, they eat, how they eat , at the temples, at home, on the subway, everywhere I try to understand how they move and do the same.
The next step was to try to give an explanation to the gestures, mannerisms, ways of interacting.
And here the language barrier is substantial. Almost insuperable. In Tokyo, it is very difficult to talk to someone because people are always in rush and the average stressed.
Talking to a guy here in Kamakura, it turns out that the system basically says that only through the pressure you can achieve happiness.
But this is just the end.
Believe me it was hard, my goal here was to really understand what goes on in people’s heads because only through this step, i can have a realistic idea of this society.
Society which today maintains a socio cultural exactly the same as 500 years ago, only contextualized to the present.
Today I am happy and satisfied because, for the minimum amount of time that I spent in the land of the rising sun, I was able to understand much.
And the second part of the post, with the closure, I hope can be a proof of it.
Such sharing is just what I went through and experienced, stories and pieces put together thanks to the people that I knew, is my personal experience and is not meant to be a judgment but only a thought for those who, like me, is curious to know something about a world very far from ours.
Over the next two days I will close my project about storytelling through portraits of people in Japan, I’ll be happy to share it and have judgments and opinions.
Enjoy.

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